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assunse la fisionomia che tuttora la
caratterizza, ad opera soprattutto del potere
ecclesiastico. I vecchi conventi rinnovarono il
loro apparato e nuovi ordini religiosi, in gara
tra loro, innalzarono imponenti edifici nel più
puro spirito controriformistico, mentre si
completò il grandioso palazzo del Seminario
Diocesano. Giunsero a Chieti i Gesuiti e gli
Scolopi che vi organizzarono importanti
collegi, autentici centri di cultura, e il nome
della città si diffuse nel mondo grazie ai
padri Teatini di S. Gaetano Thiene,
cofondatore della Congregazione omonima
insieme con Giampiero Carafa, Arcivescovo di
Chieti e poi papa Paolo IV.
Nello stesso tempo fiorirono S. Camillo De
Lellis, fondatore dei Chierici Regolari degli
infermi, e padre Alessandro Valignani
gesuita missionario in Cina, India e
Giappone. Nel secolo XVIII la città godette di
una particolare floridezza, approfittando
delle riforme illuminate di Carlo III di
Borbone, e partecipò al risveglio culturale
nazionale aderendo all'accademia
dell'Arcadia fondando una colonia
denominata "Tegea" voluta e vivacizzata dal
marchese Federico Valignani. Con
l'unificazione nazionale, a cui Chieti
partecipò con vivida sensibilità, la città
acquisto un respiro più ampio che trovò
campo di realizzazioni economiche e sociali
di rilievo, grazie anche alla nascita delle vie
ferrate e alla stazione dello Scalo, vero
volano delle potenzialità presenti nella valle.
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